Il digital divide nella scuola: lo scenario attuale

 

Si chiama digital divide e indica il gap tra chi ha accesso alle nuove tecnologie informatiche e chi ne è escluso. E’ uno scenario condizionato da tanti fattori sociali, culturali e anche geografici, basti pensare al divario tra nord e sud del mondo in merito alle infrastrutture informatiche. Ma questa situazione esiste anche nelle scuole italiane. Soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra insegnamento e apprendimento.

Digital divide: la situazione attuale

L’informatica è arrivata nelle scuole italiane sul finire degli anni ’90. Ma si trattava ancora di una opportunità riservata a poche élite: un’ora facoltativa e a pagamento. Solo nell’ultimo periodo c’è stata una inversione di tendenza, con l’insegnamento di questa disciplina introdotto nell’orario ufficiale. Ma nonostante questi passi in avanti, il fenomeno del digital divide non è stato eliminato dalla scuola italiana. Anzi, ha assunto una nuova veste sul piano didattico.

In pratica, i sistemi pedagogici tradizionali, basati sul libro di testo, risultano essere poco interessanti per gli alunni. Il motivo è semplice: gli studenti sono nativi digitali, o quanto meno appartengono alla generazione Google. Cioè, sono cresciuti con l’utilizzo delle principali tecnologie: computer, internet, smartphone e ipod. Anche per questo motivo, un oggetto fisico e non interattivo risulta difficile da digerire. Utilizzare strumenti più “moderni” significa riportare chi apprende in una dimensione più simile alla sua, cioè più reale.

digital divide scuola italiana

Strumenti e soluzioni

Il punto di partenza per colmare avvicinare le distanze tra professori e alunni è l’ICT. L’information technology offre delle soluzioni fondamentali per la condivisione del sapere. Un esempio? Le LIM, le lavagne interattive multimediali. Creano collegamenti, riproducono video e animazioni. Non si tratta di consegnare la didattica alla modernità, ma di integrare la tradizione con l’innovazione, il fattore umano con la tecnologia.

Ma gli strumenti tecnici non bastano. Soprattutto se mancano gli ambienti adatti per utilizzarli e permane una certa resistenza del corpo docente nell’adottare le nuove tecnologie informatiche. Secondo un recente sondaggio, solo il 4% delle scuole italiane sono “no digital”, cioè utilizzano ancora la “carta” per i processi didattici, mentre il 21% è ancora a uno step iniziale. Il quadro, però, non è esaltante, soprattutto perché non sono molti i professori che hanno un livello di e-maturity al passo con i tempi.

L’educazione digitale

A monte di tutto c’è sempre la formazione digitale dei docenti. A patto che sia un’esperienza continua. Il web, i social e i libri 2.0 rappresentano una grande opportunità per la scuola italiana e per i suoi studenti. L’obiettivo è quello di plasmare cittadini attivi e dotati di senso critico. E non solo. Anche colmare il gap del digital divide che separa chi sta seduto dietro una cattedra da chi sta di fronte.  Un docente esperto di strumenti informatici sarà anche più credibile quando istruirà i suoi allievi su un uso responsabile della rete e dei nuovi media. Anche per questo la virata verso l’alfabetizzazione digitale resta una scelta obbligatoria.